Ares a Chianciano. Il bronzo che non vuole essere monumento

Durch | August 21, 2026
Woman in a brown sleeveless blouse posing with a dark abstract sculpture on a red pedestal in a gallery.

A Chianciano Terme, tra le colline della Valdichiana e il ricordo antico delle terme etrusche e romane, la nona edizione della Biennale di Chianciano continua a dispiegarsi fino al 29 agosto. Oltre trecento artisti provenienti da più di cinquanta nazioni occupano il Museo d’Arte e le gallerie del borgo medievale. Tra le opere esposte, una piccola scultura in bronzo di circa trentaquattro centimetri di altezza invita a un confronto più diretto di quanto le sue dimensioni lascino supporre. Si chiama Ares ed è firmata da Marita Vollborn.

Nata nel 1965 a Erfurt, allora Repubblica Democratica Tedesca, Vollborn è cresciuta in un sistema che censurava arte, filosofia e pensiero libero. Ha studiato agronomia all’Università Humboldt di Berlino e in seguito giornalismo a Hannover. Per anni ha lavorato come giornalista d’inchiesta e autrice di saggistica, firmando reportage e libri su biotecnologie, industria alimentare, sistema sanitario e contraddizioni della società tedesca post-riunificazione. Alcuni di quei volumi sono entrati nelle biblioteche del Bundestag e della Library of Congress. Poi, nel 2010, ha cominciato a modellare l’argilla. Il progetto Sinn und Scherben – «Senso e cocci» – raccoglie circa cinquanta sculture in terracotta e bronzo che esplorano le ambivalenze umane: forza e fragilità, potere e colpa, dolore e coraggio. Ares, realizzata nel 2015 e fusa in un’edizione limitata di bronzo, appartiene al versante più aspro di questa ricerca.

La scultura non è un’idealizzazione classica del dio greco della guerra. Vollborn la descrive come corpo potente e minaccioso, portatore di un’energia grezza e incontrollata. Non celebra l’eroismo, ma denuncia il militarismo, la violenza e soprattutto la cupidigia di profitto che alimenta i conflitti. «Più di ottanta milioni di morti in due guerre mondiali non sono bastati a fermare la corsa agli armamenti e l’incitamento alla guerra», ha detto l’artista. Ares non è un semplice messaggio pacifista: è un’indagine sui meccanismi più profondi, sull’uso sistematico della violenza da parte di chi ne trae vantaggio. Il bronzo, materiale tradizionalmente legato ai monumenti ai vincitori, viene qui rovesciato: non glorifica, ma mette a nudo.

In un’epoca di tensioni geopolitiche e guerre in corso, l’opera – creata undici anni fa – appare di inquietante attualità. Vollborn insiste sul fatto che l’arte debba nominare le verità scomode. «Ares è la mia risposta a un mondo ancora segnato dalla guerra e dall’avidità», ha dichiarato. Allo stesso tempo ha reso pubblico il rifiuto di esporre attualmente la scultura negli Stati Uniti, motivandolo con la preoccupazione per l’erosione dei controlli istituzionali e per le condizioni del discorso critico. Non si tratta, spiega, di un gesto antiamericano, ma di un’opposizione al militarismo e alla greed ovunque si manifestino. I visitatori americani a Chianciano, al contrario, sono i benvenuti: l’opera vuole essere uno specchio della capacità umana di violenza e delle strutture che ne traggono profitto, non un’accusa a una nazione.

La Biennale di Chianciano offre a questa scultura un contesto particolare. In un paese dove il dialogo tra arte contemporanea e patrimonio storico è quasi naturale, Ares si inserisce tra le tredici gallerie del centro storico e gli spazi del museo senza cercare di dominare lo sguardo. La sua forza sta proprio nella concentrazione: un oggetto compatto che obbliga a un incontro intimo e, al tempo stesso, confrontativo. Vollborn, che continua a lavorare anche con la fotografia e gli NFT – in particolare con il progetto ZEITGEIST91 dedicato agli anni della riunificazione tedesca – mantiene un principio chiaro: la critica viene prima del commercio.

Camminando tra le strade di Chianciano in queste giornate di agosto, mentre la mostra prosegue, Ares ricorda che il bronzo può ancora parlare di ciò che le parole, a volte, non riescono a contenere. Non è un monumento. È un avvertimento.

Marita Vollborn Biennale Chianciano 2026
Marita Vollborn Biennale Chianciano 2026
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